Comuni

Grottaminarda

Grottaminarda, un’antica via commerciale

Grottaminarda, ovvero l’antica Fratta, da millenni vanta una strategica posizione commerciale, meta imprescindibile per i peregrini dell’intero meridione. Spunta sulla primitiva via che congiungeva le coste tirreniche a quelle adriatiche, un nucleo abitativo dalle origini, appunto, millenarie.
L'Antiquariumcomunale, che ha sede nel castello D’Aquino, dedicato a Filippo Buonopane, infatti, preserva resti risalenti al Neolitico antico, tra cui ceramiche di grossolana fattura del V-IV millennio a.C., ceramiche d'impasto bruno ascrivibili al III millennio a.C., lame e coltelli in selce garganica, utensili d'uso quotidiano che testimoniano la presenza di una comunità stabile e in grado di sfruttare i percorsi naturali del territorio per le proprie attività di scambio. Fu un crocevia di notevole importanza anche in epoca romana, sotto il dominio della colonia di Aeclanum, come rivelano i resti di elementi architettonici di ville rustiche d'uso quotidiano.
Castello D’Aquino è eretto in posizione dominante rispetto alla valle sottostante: fu il nucleo difensivo del borgo di Fratta da parte dei Longobardi nei confronti delle incursioni bizantine. Tra gli edifici religiosi la Chiesa collegiale di Santa Maria Maggiore, la Chiesa di San Michele Arcangelo e il Santuario di Carpignano, ovvero il Santuario di S. Maria Assunta.
All'interno dell'odierno nucleo urbano, di assoluta importanza sono sia la Dogana Aragonese, edificata come punto di riscossione dei diritti feudali di transumanza nel 1467 e dichiarata monumento nazionale nel 1930, sia la monumentale Fontana del Re in stile barocco, edificata sotto Carlo III di Borbone.
La gastronomia grottese conta insaccati e formaggi in quanto centro a vocazione agricola, ma si può assaporare anche un'ottima qualità di torrone, tra cui il famoso torrone di Grotta. Tra i piatti tipici per eccellenza ricordiamo i "cecatielle cu lu pulèio, la ciambottella, e i cicci di Santa Lucia.

Grottaminarda


Bonito

Bonito, pellegrini, santi e miracoli

Il comune di Bonito sorge su un’accogliente e salubre collina tra le valli del Calore e dell'Ufita.
Il toponimo trarrebbe la sua origine dal culto di un santo francese, San Bonito vescovo di Clermont, giunto dalla sua terra per divenire il protettore della famiglia Bonito, nome tramandato al castello, al casale e infine all'agglomerato urbano.
Le valli furono soggiogate dai romani del console Marcello (località Marciello) e di Lucio Furio (contrada Lucefurio). Un fregio dorico testimonia l’intervento dei bonitesi nella battaglia di Azio del 31 a.C.
Al I sec. d.C. risale la realizzazione del ponte sulla strada per Benevento, oggi Ponte Rotto. Dopo le invasioni dei goti e dei bizantini, il sito passò ai longobardi, artefici del castrum Boneti, antica Bonito, custode delle valli circostanti. I normanni restaurarono nel IX secolo il castello di Bonito, feudo dei Bonito, dei D'Aquino e dei Pisanello. Ben si conserva la torre normanna, eretta insieme al castello intorno al 1130 per volontà di Guglielmo Gesualdo.
Il Santuario di Maria SS. delle Neve, località Morroni, deve la sua notorietà a illustrissimi pellegrini, come San Francesco e Carlo VIII. La Cappella di Vincenzo Camuso, sulla via del belvedere bonitese, conserva la mummia di un oscuro personaggio venerato dai bonitesi come santo dalle proprietà taumaturgiche, chiamato zio Vincenzo. Presenti anche la Chiesa di Santa Maria Assunta, la Chiesa di San Giuseppe, la Chiesa di Sant'Antonio e il Convento Francescano.
Nel centro storico Palazzo Pagella-Buongiorno, dimora dei Capozzi e del musicista Crescenzo Buongiorno.
Celebre la produzione di vino Taurasi e dell'olio extravergine di oliva tipico delle colline dell'Ufita. Tra i prodotti agroalimentari tradizionali la pera Sant'Anna, la pera spina, gli asparagi e il sorbo. Tra i piatti tipici il pane scaunisco, un dolce a base di mosto cotto e farina di granturco, e la polenta, o migliazza.

Bonito


Castel Baronia

Castel Baronia, crocevia di popolazioni

Il comune di Castel Baronia, posto su un bel sito collinare, confina a Nord con S. Nicola Baronia, ad Est con Trevico e Carife, a Sud con Sturno e ad Ovest con Flumeri. Il luogo possiede una orografia alquanto aspra ed impervia, che spiana solo a valle lungo la riva destra del fiume Ufita. L’area montana è, per lo più, distinta da flora mediterranea.
I reperti archeologici e le necropoli rimandano ad una origine sannitica risalente al IV sec. a.C., una zona che occupò, nel sistema viario romano e medioevale, una rimarchevole posizione, un naturale tramite tra le popolazioni dell’Abruzzo, del Lazio, della Puglia, della Basilicata e della Campania.
Deve il suo toponimo alla Baronia di Vico istituita da Roberto il Guiscardo nel XI secolo. In epoca normanna ebbe notevole spessore con le sue rocche di Carife, Castello, S. Nicola, S. Sossio e Zungoli, divenute dopo poco casali di Vico, per via del governo di tipo espansionistico dei marchesi Loffredo adottato per tutto il XVI secolo. Al 2 febbraio 1137 si fa risalire il miracoloso ritrovamento della sacra icona della Madonna delle Fratte in un luogo chiamato Valle, ove sorgeva un monastero di Verginiani. Mete di pellegrinaggi, celebri sono la Chiesa di San Giovanni e il Santuario Santa Maria delle Fratte. Gli altri edifici religiosi, la Chiesa di Santo Spirito e la Chiesa di Sant’Euplio. Gli edifici signorili sono il Palazzo Ducale e il Palazzo Mancini.
Borgo dall’attitudine agricola, vanta una proverbiale e celebre lavorazione della pietra e del ferro. I prodotti tipici sono quelli della valle dell'Ufita, salumi e formaggi, aglio dell'Ufita, ma soprattutto olio extravergine d'oliva, detto olio Irpinia Colline dell’Ufita DOP. La notevole presenza di note aromatiche del cultivar Ravece è usuale su piatti di una certa robustezza, come minestre a base di legumi, le gustose pastasciutte della tradizione irpina, zuppe e grigliate di carne.

Castel Baronia


Sturno

Sturno, il Belvedere sulla valle

Il comune di Sturno, risalente al XVII secolo, si erge in un scenario paesaggistico e naturalistico di assoluto livello. Nuclei abitativi sono datati al neolitico e all'epoca romana, nella località di San Leucio e Serradenzita, custodite oggi presso il Museo Irpino di Avellino.
L’etimo del suo nome, secondo alcuni, risalirebbe all'uccello detto storno, sturnus vulgaris, in dialetto storno, secondo altri, all'omonimo nome di una famosa locanda qui sorta.
Tra gli edifici di culto si distinguono la Chiesa di San Domenico, che conserva una pala d'altare settecentesca raffigurante San Domenico e San Francesco attribuita a Luca Giordano, la Chiesa di San Michele Arcangelo, custode di una statua cinquecentesca raffigurante l'arcangelo, la Chiesa di Santa Madonna della Neve, meta di pellegrinaggio ed escursioni naturalistiche tonificanti. Di fronte una sorta di balcone naturale su tutta la valle dell'Ufita, detto Belvedere.
Nel centro storico il palazzo baronale appartenuto alla famiglia Grella, fatto edificare intorno al XVII secolo, e il suo suggestivo Cortile del Pozzo, palazzo De Juliis, a cui è affiancata la Fontana ‘re la chiazza, e il palazzo gentilizio fatto edificare da John Michele Aufiero, sturnese emigrato negli Stati Uniti, divenuto celebre per l'invenzione del clacson. Diversi i riti sacri legati alla tradizione che continuano ad essere celebrati dagli sturnesi. Primo fra tutti il sabburco, l'altare della deposizione del giovedì Santo, allestito con piantine di grano e fiori.
Menzione merita la notevole e rilevante lavorazione della carne di maiale, da cui si ricavano rinomate soppresse e capocollo, ma anche parti succulente per la tipica minestra maritata, sempre accompagnata dalla pizza a base di farina di granoturco. Tipico il torrone, prodotto secondo una tradizione artigianale molto antica. Stimata la produzione di peperoni, cucinati e conservati nelle più svariate maniere: sott'aceto, essiccati o ridotti in polvere.


Sturno


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